L'assistenza in forma indiretta è la possibilità da parte dell’utente di poter utilizzare anche strutture private non accreditate. Essa viene garantita per le prestazioni effettuate in regime di ricovero presso centri privati, nel caso in cui le strutture pubbliche o accreditate non siano in grado di erogarle in forma diretta con tempestività o per carenza di mezzi tecnici ed allorquando il periodo di attesa comprometterebbe lo stato di salute dell'assistito.

 


La richiesta di autorizzazione per accedere a questo tipo di assistenza deve essere presentata dal cittadino al Distretto Sanitario di appartenenza, accompagnata da una relazione del medico specialista contenente precisi riferimenti sul paziente, sulla sua anamnesi e sui motivi della richiesta stessa. In caso di prestazioni di comprovata eccezionale gravità ed urgenza si prescinde dalla preventiva autorizzazione, potendo presentare successivamente domanda di rimborso.


Questa forma di assistenza è definita, dunque, "indiretta" in quanto l'assistito paga di tasca propria e successivamente chiede un rimborso della spesa alla ASL di appartenenza, che il più delle volte lo concede in modo parziale rispetto alla spesa sostenuta.
Quasi tutte le regioni italiane applicano l'assistenza indiretta con rimborsi spesso parziali, adeguandosi ad una sentenza del 1988 della Corte di Cassazione, la quale stabilì che quando il servizio pubblico non è in grado di fornire determinate prestazioni indispensabili né nelle proprie strutture né in quelle a quel tempo convenzionate, il cittadino può ricorrere a strutture totalmente private, anticipando la spesa e presentando successivamente il conto alla ASL.


Le regioni applicano la forma di assistenza indiretta secondo norme e regolamentazioni proprie. Anche per i rimborsi le varie regioni si comportano diversamente una dall’altra.
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