Assistere giorno dopo giorno, talvolta per anni, persone in difficoltà come anziani non autosufficienti, disabili, pazienti psichiatrici, malati terminali. Prendersi cura di loro, nella quotidianità e  nel tempo. È  questo l'impegno dell'Operatore Socio-sanitario (OSS), operatore di base preposto ai bisogni fondamentali dei pazienti assistiti. I gesti necessari per aiutare gli utenti nelle funzioni basilari della vita (lavarsi, vestirsi, mangiare, dormire,muoversi) sono apparentemente semplici; in realtà, richiedono molta cura e attenzione, per essere investiti di senso e realizzati con coscienza e responsabilità.


Il problema dell'Umanizzazione dei servizi socio-sanitari è ormai ineludibile. Persino una legge dello
 Stato, la 328/2000 si occupa di questo. Curare la persona e non solo la malattia significa
 che il personale, in primo luogo i medici, gli infermieri e tutti coloro che hanno un approccio
 diretto con la persona in difficoltà, debbono assumersi l'onere di aggiornare le proprie
 competenze innanzitutto sul piano psicologico e relazionale, non con freddezza e
 tecnicismo, ma  iniziando a fare i conti con un  cambiamento profondo dell'etica
 professionale, della considerazione che hanno della persona bisognosa del loro aiuto, del
 proprio stesso vissuto come persone che hanno il potere di guarire. Questo, naturalmente
 è un discorso generale, che non vale per coloro che hanno già considerato tutto questo e
 lo applicano nel loro difficile apporto professionale. Chiunque si sia trovato in una
 condizione di fragilità, anche temporanea, ha ben presente l'importanza di essere
 accudito con professionalità fin dalle prestazioni di base, considerate elementari e quindi
 spesso date per scontate, talvolta perfino sottovalutate: insieme al desiderio di prendersi
 cura dell'altro e a quelle doti umane  che rendono possibile essere di aiuto, sono
 indispensabili, anche per l'assistenza di base, competenza e professionalità.

 È un operatore dell'area socio-sanitario chiamato a svolgere una serie di interventi
 integrati di:
 · assistenza diretta alla persona
 · aiuto complementare alle attività di assistenza e tutela svolte da altri operatori per il
 miglioramento delle condizioni di vita, igieniche e relazionali dell'assistito nei servizi
 domiciliari e nelle strutture tutelari, protette

 La figura professionale dell' Assistente Domiciliare E dei Servizi Tutelari (ADEST) è stata
 trasformata in Operatore Socio Sanitario (OSS). Gli operatori socio-sanitari andranno
 gradualmente a sostituire la figura dell'assistente domiciliare e dei servizi tutelari (Adest)
 che attualmente opera nei Servizi sociali e presso i presidi residenziali.

 1. Chi è?
 L'Operatore Socio Sanitario aiuta le persone a soddisfare i propri bisogni fondamentali.
 Favorisce il benessere e l'autonomia di coloro che vivono una condizione di difficoltà a
 casa, in ospedale o nelle strutture residenziali dove vivono. Per questo collabora con altri
 operatori professionali che lavorano in servizi che si occupano di assistenza sanitaria e
 sociale.

 2. Cosa fa?
 L'Operatore Socio Sanitario deve saper capire le necessità della persona con cui lavora,
 valutare cosa le serve e dare delle risposte adeguate.

 

 Le sue attività sono quindi rivolte alla persona e al suo ambiente di vita. Deve soprattutto
 saper svolgere attività di aiuto attraverso interventi igienico-sanitari e di carattere sociale,
 quindi:
      •  lavora con il personale sanitario e sociale e contribuisce al progetto assistenziale
         rivolto alla persona;
      •  osserva e collabora alla rilevazione dei bisogni e delle condizioni che possono
         danneggiare ulteriormente la persona in difficoltà;
      •  aiuta la persona e la sua famiglia ascoltandoli, osservandoli e comunicando;
      •  assiste ed aiuta la persona nelle attività quotidiane di igiene personale e di governo
         della casa;
      •  realizza attività semplici in aiuto alle attività infermieristiche e tecnico-sanitarie;
      •  si occupa di favorire le relazioni tra le persone e nei gruppi, anche attraverso
         attività di animazione.
 Il lavoro professionale dell'Operatore Socio Sanitario all'interno dei servizi di aiuto alla
 persona richiede anche:
 la collaborazione alla verifica della qualità del servizio;
 la trasmissione della propria esperienza alla persona ed alla sua famiglia;
 il proprio aggiornamento professionale.

 3. Con chi lavora?
 Lavora con persone che vivono in una condizione di disagio sociale o che sono malate :
 anziani con problemi sociali e sanitari, famiglie, bambini e ragazzi problematici, persone
 disabili, adulti in difficoltà o con problemi psichiatrici, degenti in ospedale.

 Collabora con altri operatori di differente professionalità, ma che hanno le stesse finalità
 (medici, psicologi, assistenti sociale, educatori, fisioterapisti, con famiglie degli assistiti e le
 associazioni di volontariato).

 4. Dove lavora?
 L'Operatore Socio Sanitario svolge il proprio lavoro nei settori sanitari e sociali. Può quindi
 lavorare in ospedale e negli altri servizi sanitari, nei servizi sociali (comunità alloggio,
 residenze per anziani, centri diurni, ecc.) o a casa della persona.

 5. SAPERE, SAPER  FARE, SAPER  ESSERE  E SAPER  DIVENIRE

 Cosa deve sapere?
 L'Operatore Socio Sanitario deve conoscere le problematiche del disagio sociale e le
 tecniche di intervento delle quali sono parte integrante la conoscenza delle principali
 patologie fisiche, psichiche e sociali. È di fondamentale importanza la sua capacità di
 relazione umana con la persona che, in situazione di difficoltà, ha anche bisogno di
 accoglienza, sostegno e comprensione.

 Cosa deve saper fare?
 L'Operatore Socio Sanitario deve saper lavorare in un gruppo nel quale confluiscono più
 professionalità. Deve saper individuare quei bisogni che la persona in difficoltà spesso
 non riesce ad esprimere. Deve saper documentare il proprio lavoro in modo utile anche
 per gli altri operatori.

 Deve relazionarsi positivamente con la persona per limitarne il disagio rispettandola e
 rispettando l'etica del proprio ruolo professionale.

Cosa deve saper essere?
 L'Operatore Socio Sanitario deve saper essere persona che ascolta un'altra persona,
 attraverso una comunicazione attiva ed empatica, con la comprensione dei bisogni della
 persona, della famiglia (o del care-giver) e delle figure importanti della sua vita (vicini,
 parenti amici e così via). Deve saper essere tramite per sopperire ai bisogni ed alle
 necessità della persona.

 Cosa deve saper divenire?
 L'Operatore Socio Sanitario deve saper divenire mezzo per raggiungere un fine, quello di
 evitare il disagio (sia psichico che fisico) o di ridurlo.

 6- Gli ambiti di assistenza

 Le persone di cui si prende cura l'OSS sono:

 · persone adulte con handicap gravi o con sofferenza psichica e/o precedente di malattia
 mentale
 · persone anziane
 · nuclei familiari con persone a rischio o con portatori di handicap fisici e/o psichici; minori
 allontanati dalla famiglia e collocati in strutture residenziali (comunità- alloggio; istituti ecc.)

 7- Le competenze dell'OSS:

 · organizzazione del lavoro
 · intervento sull'ambiente di vita dell'utente
 · aiuto alta persona e alle famiglie
 · relazione

 8- L'intervento nell'ambiente di vita dell'utente

 È la figura professionale più Indicata negli interventi a domicilio di quei pazienti allettati per
 malattie croniche e/o mentali, portatori di handicap, di piaghe da decubito, superando
 inutili conflitti di competenza, liberando l'IP dall'assistenza alberghiera, burocratica e di
 supporto, al fine di consentire un'assistenza integrata, proprio a favore delle fasce più
 deboli, come gli anziani non autosufficienti.


 9- L'aiuto alla persona e alla famiglia

 Il lavoro dell'OSS al domicilio dei pazienti, con la supervisione del medico di medicina
 generale e dell'infermiere professionale, potrebbe consentire una gestione accurata del
 malato cronico. Attraverso il lavoro dell'OSS, infatti, verrebbe dato alle famiglie un reale
 supporto anche nella direzione di un'educazione sanitaria più efficace, tale da ridurre
 sensibilmente il ricorso all'ospedalizzazione. Spesso i familiari dei pazienti sono impacciati
 di fronte al malato, non sanno come  sollevarlo adeguatamente dal letto, come  lavarlo,
 come imboccarlo, come cambiarlo, come stimolarlo ai fini di un recupero quando questo è
 possibile. Si sentono abbandonati, ma soprattutto inadeguati e impreparati e cercano nella
 struttura pubblica o nelle residenze protette (RSA) un supporto, anche se temporaneo. È
 importante invece che la famiglia tomi ad occuparsi dell'individuo malato, assicurando il
 più possibile una gestione a domicilio. Così come si sta tornando alle nascite in casa, si
 deve tornare anche a morire tra le mura domestiche laddove il malato ritrova il suo

ambiente, le sue abitudini, i suoi ritmi e le persone care che possono fargli visita senza
 vincoli di orario e dove il paziente ha davvero la percezione di sentirsi a casa propria.

 10- La relazione

 L'OSS può andare ad occupare una posizione relazionale privilegiata: da un lato si trova a
 stretto contatto con il paziente e i suoi familiari, dall'altro è il referente dell'IP e del medico
 di medicina generale. Egli può trovarsi a far da tramite tra pazienti, famiglie, infermiere e
 medico di famiglia, individuando i bisogni reali e discutendo in un rapporto d'equipe l'utilità
 e il calendario degli interventi a casa, operando cioè quella distinzione che a tutt'oggi
 risulta faticosa tra bisogni assistenziali, sociali, infermieristici e interventi attinenti
 strettamente al medico. È proprio in virtù di questa delicata e "strategica" posizione che
 l'OSS si potrebbe trovare a rivestire un ruolo significativo nell'assistenza domiciliare. Per
 questo è auspicabile che nell'ambito del suo iter formativo sia potenziato lo studio della
 psicologia, della sociologia e dell'etica professionale. Da un punto di vista pratico, invece,
 va evidenziato che il piano del corso di formazione professionale deve permettere all'OSS
 integrarsi da subito nella realtà lavorativa. È impensabile che un familiare si erga a
 "caregiver" per un periodo lungo se non adeguatamente supportato da figure professionali
 competenti, dalle quali si senta realmente sostenuto, senza cadere in depressione.
 Spesso i servizi sociali si avvalgono del contributo di volontari che non hanno, però, quella
 professionalità necessaria alla gestione di pazienti che richiedono esperienza e
 competenza. La società si sta evolvendo; in futuro la vita media aumenterà ancora e
 all'orizzonte emergeranno bisogni nuovi, sarà quindi necessario identificare questi bisogni
 e distinguerli. C'è molta confusione sui "bisogni".

 11- OSS e disabilità

 Negli ultimi anni l'attenzione sul tema della disabilità ha acquistato sempre maggiore
 interesse da parte di operatori di questo settore fino a decretare, quest'anno 2003 come
 l'anno europeo della disabilità. Quest' anno è servito a fare il punto sui lavori svolti, sulle
 ricerche scientifiche fatte in campi anche differenti da quello psicologico e sugli argomenti
 ancora da trattare ed approfondire, sulla necessità di avere un linguaggio comune in modo
 da riuscire a comunicare e ad evitare ogni possibile confusione derivante da termini quali
 menomazioni, disabilità ed handicap che, ancora oggi, portano con sé e in sé strascichi di
 pregiudizi ed emarginazione. E' allora sempre più attuale l'importanza da dare a queste
 tematiche, ai servizi che si occupano di disabilità e di riabilitazione, in modo da tenere
 sotto monitoraggio gli enti stessi, le associazioni, le strutture pubbliche e quelle private al
 fine di avere un costante aggiornamento sulla qualità della vita degli operatori dei servizi,
 delle persone e delle famiglie delle persone con disabilità, sugli obiettivi raggiunti e sul
 lavoro che deve essere ancora svolto. Il lavoro di ricerca verte proprio su tematiche
 relative alla soddisfazione degli operatori, alla loro qualità della vita nei servizi socio-
 sanitari pubblici, in strutture private diurne e residenziali ma convenzionate al Servizio
 Nazionale, in centri occupazionali diurni al fine di conoscere il livello di soddisfazione degli
 operatori nel lavoro che svolgono quotidianamente a stretto contatto con le persone
 disabili.
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